Un papà racconta – Lorenzo

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Orbita Doula oggi vi presenta la seconda intervista che si inserisce nella  rubrica ” Un papà racconta”.

Siamo immensamente grate a Lorenzo per averci fatto dono della sua testimonianza e per averci raccontato di lui, nel ruolo di padre.

Riconosciamo la preziosità e la ricchezza della condivisione in un passaggio così delicato come è, quello della paternità e della maternità.

-Se ti dico paternità cosa ti viene in mente?

Mi viene in mente quando ci posero la stessa domanda al corso preparto (uno ottimo e gratuito organizzato dal “Centro Famiglia di Nazareth” a Modena). Fu impressionante notare come nella totalità dei partecipanti le mamme visualizzassero un’immagine di accudimento di un neonato molto piccolo (allattamento, cambio del pannolino, carezze, ecc.) mentre i papà avevano idee più legate al fare le cose assieme, che quindi richiedevano un bambino un po’ più cresciutello: il primo concerto rock assieme, giocare a calcio… nel mio caso andare con mio figlio a qualche fiera del gioco, raccontargli delle storie, fare un’escursione. Anche oggi che è nato (e anzi i figli sono diventati due), confermo le stesse risposte. Anche perché alcune di queste cose ho iniziato a farle per davvero col più grandicello, e sono quelle per me più significative, di relazione quotidiana, in cui esprimo l’essere papà.

– In questa tua esperienza di paternità ricordi il gesto più gentile che hai ricevuto e grazie al quale ti sei sentito valorizzato e riconosciuto nel tuo ruolo?

Non ho in mente un gesto specifico, ma quando giro col passeggino noto un aumento dei sorrisi nelle persone che incontro. Non so dire se capiti anche alle mamme… tra l’altro girando col passeggino doppio da solo, io e due bimbi, più di una volta mi sono sentito dire “ma che bravo papà”, che da un lato mi fa piacere, dall’altro mi fa chiedere: se ci fosse stata una donna le avrebbero fatto lo stesso questo complimento o per le donne si tende a darlo più per scontato?

Comunque mi rendo conto che questa dolcezza aumentata è biunivoca: io stesso mi rendo conto di essere più socievole con tutti quando sono con i bimbi.

-Da quando hai saputo che saresti diventato padre, c’è qualcosa che ti ha infastidito o che non ti è piaciuta?Se si, ci vuoi raccontare cosa?

Sia durante la gravidanza sia nei primissimi mesi del bimbo abbiamo fatto l’esperienza, che so essere molto comune, di ricevere una marea di consigli, spesso non richiesti, anche da parte di persone che non erano conoscenti stretti. Già uno si fa mille paranoie, poi quando riceve a breve distanza di tempo un consiglio e il suo esatto contrario non sa più a chi dare retta… alla fine la buttavo inevitabilmente sul ridere e rispondevo (a volte interiormente): “ah, un altro consiglio! mettilo pure lì in mezzo agli altri, grazie!”. In positivo ho cercato di vedere la cosa come un indice del fatto che, comunque, una vita che nasce è pur sempre uno stimolo per tante persone a cercare di interessarsi e fare del bene.
Ecco, invece una cosa che ricordo mi diede molto fastidio prima della gravidanza erano i commenti, fatti con molta leggerezza, del tipo “ehi, ma quando vi decidete a fare dei figli?!?”. Che ne sai che dall’altra parte non ci sono dei tentativi andati male, dei problemi di salute, o semplicemente un desiderio che non si è ancora riusciti a far avverare? Questo mi dava molto fastidio all’epoca e mi sono ripromesso di non ripetere a mia volta questa indelicatezza. Un commento fatto con leggerezza può fare molto male a chi lo riceve.

– Hai avuto la possibilità di raccontare queste tue sensazioni a qualcuno e se si ti è stato utile?

Ho la fortuna di essere al centro di più reti di persone: parenti miei e di mia moglie, amici, gruppo famiglie… che rendono molto spontaneo il confronto, sia dell’operatività spicciola sia dei sentimenti vissuti. Credo che questo sia stato non secondario nel reggere emotivamente il carico di tutte le ansie che derivano dall’arrivo di un bambino. Onestamente non so come facciano quelle coppie che sono da sole, senza una rete relazionale d’appoggio. Corro il rischio di fare un po’ il nostalgico del “si stava meglio quando si stava peggio”, ma probabilmente la vecchia famiglia contadina con tanti nuclei a stretto contatto portava con sé diversi vantaggi. Non solo di know how ma anche di logistica spiccia (qualcuno ha detto “babysitting condiviso”?).

-Come ti immaginavi il momento del parto? Ti eri fatto un’idea di come ti saresti sentito in quel momento?

Mah, avevo letto diverse cose, fatto due corsi, ma alla fine non penso che ci si arrivi veramente pronti. E forse è meglio così, perché tanto pensare di poter essere già allenati sarebbe folle. Meglio essere pronti e con l’animo bendisposto a quel che deve accadere; concentrarsi di meno sull’aspetto tecnico e più sul lasciare che la vita faccia ciò che sa fare meglio.

Relativamente alla tua paternita’, ci racconti un episodio divertente che ti è capitato?

Penso che raccontare gli accadimenti quotidiani dei propri figli sia come raccontare i propri sogni al mattino: c’è il forte rischio che siano interessanti solo per chi li riferisce. È un tessuto quotidiano fatto di piccolezze che sono ancora meno che episodi, a volte costituiti solo da una smorfia buffa o una carezza inaspettata. Detto questo, mi stupisco di come mio figlio non dica ancora bene “acqua” ma in compenso pronunci benissimo “triceratopo”.

Per finire, c’è qualcosa che hai voglia di aggiungere rispetto alla tua esperienza di paternità che ritieni possa essere utile per chi legge o che semplicemnete hai voglia di lasciare qui?

Rigiro l’unico consiglio buono ricevuto anni fa, che costituisce anche l’unica cosa che cambierei nella mia esperienza attuale di genitore. Il consiglio è quello di non aspettare troppo a fare i figli. Non fosse altro per la possibilità di dare loro una mano concreta se e quando, come auguro loro, vorranno intraprendere anche loro questa bella avventura.

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